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L’Alto Adige abbraccia gli Alpini. E si riscopre italiano

Le bandiere italiane svolazzano non solo lungo le strade di Bolzano, dove si terrà la 85esima Adunata degli Alpini, ma lambiscono anche la periferia dell’Alto Adige, da Laives a Merano giungendo anche sino a Bressanone e, timidamente, anche in qualche viuzza di Vipiteno e Brunico. Dopo le polemiche degli anni passati, dopo le celebrazioni hoferiane del 2009, Bolzano e l’Alto Adige abbracciano gli Alpini che stanno giungendo a migliaia nel capoluogo altoatesino da oggi (venerdì 11 maggio 2012) interdetto al traffico dei veicoli a motore per tre giorni. Ma oltre all’adunata degli Alpini, che tinteggia di tricolore una Bolzano e un Alto Adige che spesso soffre dello scarso senso di appartenenza all’Italia, negli ultimi tempi la provincia di Bolzano pare aver riscoperto che la sua autonomia non è sinonimo di indipendenza.
Da circa un mese una mostra itinerante dal titolo “Alpini. Un racconto contemporaneo” ha fatto tappa a Bolzano, Bressanone, Merano, Egna e Brunico, ripercorrendo la presenza delle brigate alpine in Alto Adige sin dai primi decenni del secolo scorso e distribuendo gratuitamente un libro finanziato dalla Provincia.
“Quattro regioni alpine, una città” è invece lo slogan con cui sabato 19 maggio a Bressanone si aprirà un viaggio culinario che, anche se fa riferimento all’aggetto “alpino” intendendo come designazione dell’arco montano e dunque delle sue popolazioni autoctone, non può non rimandare alla adunata nazionale delle penne nere che si tiene a Bolzano dall’11 al 13 maggio.
Le spinte indipendentiste, poi, quelle che vorrebbero una vera e propria scissione della provincia di Bolzano dall’Italia, che dunque non sono soddisfatte dell’autonomia che vorrebbero vederla trasformata in indipendenza di uno staterello autonomo o nella annessione all’Austria, pochi giorni fa hanno subìto una battuta d’arresto in consiglio provinciale. Quest’ultimo, infatti, ha respinto la mozione sulla autodeterminazione presentata dai gruppi consiliari di SüdTiroler Freiheit (“Liberà per il Südtirol”) e Freiheitlichen (i “liberali”) i quali, ricordando le esperienze di autodeterminazione di Slovenia, Montenegro, Scozia, Galles, Catalogna, Kosovo, e più recentemente della Groenlandia, tutte esperienze riconosciute dalla comunità internazionale, chiedevano che il consiglio provinciale sottolineasse che l’Alto Adige era stato diviso dalla madrepatria Austria contro il volere della popolazione, definendo una ingiustizia l’annessione forzata dell’Alto Adige all’Italia. I separatisti chiedevano inoltre che il presidente della Provincia e la giunta entrassero in contatto con l’esecutivo della Scozia al fine di utilizzare questo referendum, approvato dal governo britannico e della UE, come modello per la predisposizione di un preciso calendario di azione per l’esercizio del diritto all’autodeterminazione.
Mentre i gruppi indipendentisti annunciano che non si arrendono e che torneranno a chiedere il diritto della popolazione altoatesina di decidere le sorti della loro terra, Bolzano si prepara ad accogliere centomila (c’è chi si azzarda a dire anche duecentomila) penne nere con al loro seguito tutto quell’anno di italianità che poi altro non è che una delle matrici dell’europeismo.

Bruno Zucchermaglio

Net1News

Orso sulla statale. Investito e ucciso da un'auto vicino a Chiusa


Un orso bruno è stato ucciso e investito lungo la statale del Brennero, nei pressi dell’abitato di Chiusa, in Alto Adige, circa sessanta chilometri a  sud del confine del Brennero.È accaduto verso le 23 di sabato 21 aprile 2012 tra Chiusa e Ponte Gardena dove il plantigrado ha attraversato all’improvviso la statale 12 del Brennero ed è stato investito da una Mercedes, a bordo della quale si trovavano un padre e il figlio adolescente. Entrambi i due occupanti dell’auto sono rimasi illesi mentre l’orso è rimasto ucciso a causa dell’impatto con il veicolo.

Secondo quanto riferito dalle fonti, l’orso sarebbe quello denominato “M14” del progetto trentino di ripopolamento “Life Ursus”, fratello di “M13” che nei giorni scorsi è stato prima catturato e quindi liberato in Svizzera, dopo essere stato munito di radiocollare. Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, l'orso è stato investito in pieno dalla macchina, dopo essere saltato giù dalla scarpata sulla strada. Dopo l'investimento il plantigrado avrebbe fatto ancora due passi fino nel fosso della strada, per poi crollare e morire. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, il guardacaccia della zona e l'ufficio caccia e pesca che ha portato via la carcassa dell'animale. Proprio sabato 21 aprile l'ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano aveva ricevuto la segnalazione di impronte di un orso nella zona del Corno del Renon, a pochi chilometri di distanza dal luogo dell'incidente.
"Ci siamo recati sul posto – ha raccontato all’agenzia Ansa il vicedirettore dell'ufficio Giorgio Carmignola - e abbiamo analizzato le impronte, che erano di un orso piuttosto giovane, di circa due anni". I peli trovati sul posto saranno ora confrontati in laboratorio con quelli dell'animale morto, ma è praticamente certo che si tratti dello stesso animale. Questo non è il primo investimento di un orso in Alto Adige. Nel 2001 l'orsetta “Vida” era stata urtata da una macchina sull'autostrada del Brennero fra Trento e Bolzano. Nel 2009 un guardacaccia aveva invece investito un orso nella zona di Passo Palade. In entrambi i casi l'animale era però sopravvissuto.

Quarant'anni di apartheid in Alto Adige


Se l’apartheid in Sudafrica è terminato nel 1990, in Alto Adige - Südtirol non solo persiste ma viene addirittura celebrato con le manifestazioni e le cerimonie relative ai quarant’anni di ciò che ha sancito la ufficialità degli ingabbiamenti etnici.
Nel 2012 ricorre infatti il quarantennale del secondo statuto di autonomia, varato nel 1972, che di fatto ha ufficializzato e legalizzato la separazione etnico-linguistica della popolazione altoatesino-sudtirolese.
Mentre in tutto il resto del modo definito “civile” nessun politico o statista mai si azzarderebbe nemmeno a pensare una organizzazione della società in siffatta maniera, mentre in un paese che, dal distorto punto di vista della nostra “AE culture” (american-europea), noi consideriamo arretrato la divisione interna della popolazione è stata abolita 22 anni fa, in Alto Adige - Südtirol, ancora oggi: 

-         La popolazione è divisa, non solo statisticamente, ma a norma di legge in: tedeschi, italiani, ladini.

-         Accedere a un posto di lavoro pubblico è vietato se non si appartiene al gruppo linguistico al quale tale posto è riservato.

-         Se un medico è bravo, ha titoli di studio con punteggi elevati e ha altresì esperienza maturata presso equipe internazionali, non può accedere a un concorso pubblico di un ospedale se non appartiene al gruppo linguistico previsto per quel concorso.

Se un cittadino dell’Alto Adige- Südtirol si rifiuta di dichiararsi o tedesco o italiano o ladino:
-            non può candidarsi per diventare consigliere comunale e men che meno sindaco o assessore

-            non può partecipare a nessun tipo di concorso pubblico

-            non può nemmeno iscriversi in alcun tipo di graduatoria per accedere a posti di lavoro a tempo determinato

-            non può fare domanda per entrare in graduatoria per ottenere un alloggio dell’edilizia agevolata

-            non può ottenere alcun tipo di contributo pubblico

-            non può iscrivere i figli all’asilo nido

-            non può fare domanda di assistenza economico-sociale

Anche le associazioni culturali, ricreative e sportive, debbono dichiararsi o tedesche o italiane o ladine perché la Provincia di Bolzano deve sapere da quale fondo attingere per concedere loro contributi. Esiste infatti un budget ben delimitato per ogni gruppo linguistico e non è ammesso in alcun modo che contributi riservati ai tedeschi, per esempio, vadano al gruppo linguistico italiano, in caso di eccedenza. 

La dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico di ogni cittadino è conservata in Tribunale, in busta chiusa e sigillata, e ogni qualvolta un cittadino voglia partecipare a un concorso o chiedere un contributo o candidare per qualsiasi tipo di elezione deve recarsi a palazzo di giustizia e firmare l’autorizzazione all’apertura della busta sigillata e quindi può ottenere copia della dichiarazione, che deve essere però timbrata e firmata in originale (se si presenta una copia si viene automaticamente esclusi dal concorso, dalla graduatoria, dal contributo, ecc.) e altresì non più vecchia di sei mesi.

Dato che la stragrande maggioranza dei posti di lavoro sono riservati al gruppo tedesco, non è raro il caso di cittadini di madrelingua italiana che si dichiarano tedeschi in modo da non vedersi negare l’accesso a un concorso, in una graduatoria, a un contributo o a un alloggio agevolato solo perché parlano la lingua sbagliata.

Spesso, comunque, quando un posto di lavoro è ottenuto grazie a una di queste dichiarazioni “false” non è facile reggere il confronto con i colleghi di lavoro o col semplice fatto che tutti si accorgono che la lingua che dovrebbe essere “madre” in realtà è solamente la lingua “seconda”.

Tutto ciò premesso, che ci sarà mai da festeggiare?
Non sarà, invece, il caso di vergognarsi?

Monti è senatore a vita. Più fisso di così...

 

"Il presidente Mario Monti è senatore a vita.
Più fisso di così si muore.

Nel vero senso della parola"

(Marco Travaglio; da "Servizio Pubblico" del 2.2.2012)

Bolzano, la città più cara d'Italia


In una ricerca condotta congiuntamente dall'Istat, dalla Unioncamere e dall'Istituto Guglielmo Tagliacarne, emerge con chiarezza che Bolzano è la città più cara d'Italia, almeno considerando il costo del cibo, dell'acqua, degli abiti, delle calzature, dei ristoranti, degli hotel e dell'alcol.
Il capoluogo altoatesino totalizza infatti 105,6 punti nell'indice dei prezzi più cari, mentre Bologna, al secondo posto, si assesta a 104,9 punti.
Al terzo posto si piazza Milano seguita da Genova, Trieste e Torino (per l'intera classifica è possibile scaricare la tabella nel link sottostante).

Bolzano, città più cara d'Italia

Una manovra così la faceva anche mia nonna

La politica ha abdicato, se l’è filata e ha scomodato un così altisonante e prestigioso complesso di professori per fare una manovra che chiunque sarebbe stato capace di fare.
Provvedimenti così semplici e scontati, di cui da anni si parlava, avrebbe potuto farli anche Berlusconi o ancora di più il suo antagonista “interno” Tremonti, ma anche un Gianni Letta o, se avessimo voluto fare un ribaltone senza mascheramenti, un qualunque Bersani o il delfino non ancora del tutto svezzato Enrico Letta.
Rimandare di cinque-sei anni la pensione non ai giovani ma a chi ha i nervi già a pezzi per un lavoro logorante che si trascina da più di trent’anni e che stava cercando di tirare avanti nella prospettiva di potersi ritirare a breve, negare un aumento di una manciata di euro sulla base del fisiologico aumento del costo della vita a pensionati che percepiscono meno di mille euro al mese e con i trenta euro dell’adeguamento Istat avrebbero fatto la spesa tre volte al supermercato hard discount, far pagare una nuova imposta sulla prima casa a chi ha riscattato un bilocale semipericolante e fa già fatica a pagare le spese condominiali, aumentare le famigerate accise sul carburante che già costa più di qualunque altro propellente in qualsiasi altra parte del pianeta, impedire all’improvviso (e senza alcun preavviso) di rovistare nei cassetti per convertire qualche migliaio di lire in euro, sono tutte “operazioni”, diciamo così, prive di fantasia, prive della genialità e della innovazione che tutti (quasi) si sarebbero aspettati da un consesso di esperti e professori come quello del neonato governi Monti è.
Sono tutte “operazioni” che anche mia nonna Gina, comodamente seduta sulla sua panca davanti alla tv che trasmette l’ennesimo aggiornamento dalla solita casa degli orrori di chissà quale notizia di cronaca non poco gonfiata, avrebbe potuto elaborare, se vogliamo esagerare con i paroloni.
Inutile ripetere, perché ormai lo sanno e lo pensano tutti, che i più ricchi, politici compresi che per nulla vengono toccati da questa manovra e che dunque non vedono diminuire in modo alcuno tutti i loro privilegi, di questa manovra ringraziano governo e professori e docenti ed esperti e consulenti, lacrime in diretta comprese, per il semplice fatto che loro continueranno non solo ad essere ricchi (cosa che nessuno di noi avrebbe voluto mutare) ma ad esserlo ancora più di prima e senza per nulla contribuire a fra quadrare i conti di questo ingiusto, e sempre più ingiusto, paese.

Tendere una mano non è più di moda. Recensione del film "Terraferma" di Crialese


Terraferma” è un film che si distingue in primo luogo per la sua capacità di porsi in modo diretto, e dunque apparentemente non filtrato, allo spettatore. La fruizione del film sembra confondersi, a tratti,  con quella che solitamente viene riservata ai documentari e in questo senso è la scelta degli attori, in primo luogo, a determinare questo aspetto della pellicola di Crialese.

La scelta di attori “di strada”, come si diceva una volta, dunque di attori non professionisti, caratterizza non poco tutta l’ambientazione e buona parte del registro narrativo del film, tanto che gli attori professionisti in alcuni momenti appaiono recitare sopra le righe e dunque quasi in modo artefatto.
Anche la fotografia, comunque, contribuisce a dare una connotazione “verace” ai volti degli attori ed al resto delle riprese, rimandando a stereotipi filmici del neorealismo o di alcune avanguardie che pongono il loro accento sulla mancanza di filtri fra pubblico e rappresentazione o, anche, a pellicole che negli Anni Novanta hanno avuto un certo successo come “Il ladro di bambini” o “Lamerica” (entrambi di Gianni Amelio, fra l’altro).
Non è di certo un film hollywoodiano, dunque, questa sorta di affresco mediterraneo che denuncia a suo modo la perdita dei valori della solidarietà, del mutuo aiuto in nome del rispetto rigido e non logico e dunque non ragionevole delle leggi e, forse ancor di più, in nome del marketing e delle apparenze pubblicitarie che non possono farsi carico di una tragedia probabilmente troppo grande, per un piccolo paese quale l’Italia è, come la tragedia degli sbarchi clandestini è. E se ognuno di noi, di fronte alle asettiche notizie dei “soliti” sbarchi resta quasi indifferente, quando non prova addirittura un certo senso di fastidio, vedendo questo film si trova all’improvviso di fronte a ciò che questa tragedia umanitaria in concreto è ovvero di fronte al fatto che si tratta di persone, donne, bambini, uomini, ragazzi, ragazze, persone, fatte di carne e di occhi e di mani, che vengono prese a duri colpi con un remo mentre cercano di aggrapparsi a un barca in una gelida notte e che verranno lasciate congelare in mare aperto perché la pubblicità no, non vuole quelle mani nere, la legge e la ragion di stato non vogliono il peso di quelle persone che è meglio rinchiudere in un centro di accoglienza che di fatto è un carcere piuttosto che mostrare al mondo l’incapacità, del mondo stesso, di aiutarle, di fare un gesto semplicemente umano.

"Terraferma" su Facebook

Il satellite non è caduto in Alto Adige. Frammenti nel Pacifico


Il satellite americano Uars è rientrato nell'atmosfera terrestre, distruggendosi nell'impatto, in una zona che si trova sull'oceano Pacifico. Lo ha reso noto la Nasa. Sulla base dei dati forniti dal Centro Interforse per le Operazioni Spaziali della base californiana di Vandenberg, l'agenzia spaziale americana ha individuato l'ora del rientro fra le 5,23 e 7.09 della mattina di sabato 24 settembre 2011 (ora italiana).
Il satellite Uars è rientrato nell'atmosfera con qualche ora di anticipo rispetto alle previsioni aggiornate in nottata nella Nasa proprio a causa del carattere imprevedibile della sua traiettoria. "L'ultimo aggiornamento della Nasa, nella notte, dava un margine di 12 ore, invece il satellite è rientrato sensibilmente prima, a testimonianza della difficoltà di calcolare traiettorie di questo tipo", ha osservato l'astrofisico Gianluca Masi, del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope. A influire sulla grande variabilità nella dinamica di rientro nell'atmosfera del satellite sono stati molto probabilmente cambiamenti avvenuti nell'atmosfera, ma è anche possibile che la perdita di un solo frammento, durante la discesa, possa avere influenzato in modo significativo l'assetto del satellite.
La caduta era stata prevista dalla Nasa fra la 05:45 e le 06:45 italiane. La scorsa notte il satellite aveva cambiato rotta, scongiurando il rischio di precipitare sui cieli d'Europa e d'Italia, e nelle ultime ore era previsto il transito su Africa, Canada e sugli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano. Lungo 10,6 metri, largo 4,5 e pesante 5,9 tonnellate, Uars (Upper Atmosphere Research Satellite) è stato in orbita per 20 anni, studiando l'ozono e le altre componenti chimiche degli alti strati dell'atmosfera fino al 2005, quando ha terminato la sua missione ed ha costantemente perso quota.
Nel corso della notte era dunque stato escluso che frammenti del satellite Uars possano cadere sulle regione del Nord-Est d'Italia e quindi anche sul Trentino Alto Adige.
Sebbene ben due traiettorie disegnate dalla Nasa avessero indicato queste regioni come probabili luoghi di coinvolgimento nel rientro del satellite artificiale, la Protezione Civile questa notte ha escluso questo scenario e il luogo di impatto ora sembrano essere i cieli al di sopra del Canada.
Nel corso dell’ultimo aggiornamento del Comitato Operativo della Protezione Civile, avvenuto la scorsa notte alle 3.45, il Comitato tecnico scientifico ha dunque escluso la possibilità che uno o più frammenti del satellite Uars cadano sul territorio italiano.
La situazione di rischio è pertanto rientrata nell'ordinario e non è più necessario che la popolazione adotti le norme di autoprotezione.
Di conseguenza, il Capo Dipartimento della Protezione civile – Commissario delegato, con l’accordo unanime di tutti i componenti del Comitato Operativo e dei Centri di coordinamento delle Regioni interessate, alle ore 3.40, dopo l’ultimo sorvolo del nostro Paese, ha dichiarato concluse le attività del Comitato stesso.

I frammenti del satellite potrebbero cadere nella notte


Anche se restano basse le probabilità che frammenti di satellite colpiscano davvero la superficie terrestre, la Protezione Civile resta in allerta e ha comunicato, alle 17.30 di oggi, venerdì 23, che è stata confermata la seconda traiettoria, quella che coinvolge soprattutto le regioni del Nord-Est d'Italia e quindi anche le province di Trento e Bolzano.
L'orario dell'impatto si è però spostato ed è ora stimato per domani mattina, fra le 3.34 e le 4.12 di sabato 24 settembre 2011.

Il territorio potenzialmente interessato dall'evento - riferisce la Protezione Civile - comprende le province di Trento e Bolzano, tutte le province del Veneto e del Friuli Venezia Giulia; Brescia e Sondrio per la Lombardia. Sarebbero di conseguenza escluse la Valle d’Aosta, il Piemonte, la Liguria e l’Emilia Romagna. 
Eventi di questo tipo e casi reali di impatto sulla Terra, e in particolare sulla terraferma, sono assai rari. Pertanto non esistono comportamenti di autotutela codificati in ambito internazionale da adottare a fronte di questa tipologia di eventi. Tuttavia, sulla base delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica, così come confermato in sede di Comitato Operativo, è possibile fornire, pur nell’incertezza connessa alla molteplicità delle variabili, alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione qualora si trovi, nella finestra temporale d’interesse per l’Italia, nei territori potenzialmente esposti all’impatto:
- è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti;
- i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici;
- all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono i vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi);
- è poco probabile che i frammenti siano visibili da terra prima dell'impatto;
- i frammenti di satellite possono sprigionare gas tossici (idrazina). Chiunque avvistasse un frammento dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità e comunque dovrà mantenersi a un distanza di almeno 20 metri.

Frammenti di satellite in caduta libera sull’Alto Adige?


Da giorni la Nasa  ha reso noto che un satellite artificiale sta precipitando sulla Terra.
Si tratta di una notizia che non dovrebbe preoccupare più di molto, non solo per il semplice fatto che in passato di satelliti artificiali ne sono già caduti parecchi, ma soprattutto perché di solito i pezzi che impattano con l’atmosfera terrestre si disintegrano, prendendo fuoco, spesso offrendo anche spettacoli simili a quelli delle cosiddette “stelle cadenti”.
Ciò che non è possibile escludere è che alcuni pezzi più grossi raggiungano la superficie terrestre e, in questo caso, provochino danni e dunque non poche preoccupazioni alla popolazione e alle autorità.
Sino ad oggi non era stata resa nota alcuna traiettoria e dunque non era stata formulata nessuna ipotesi sulle probabili zone d’impatto, anche nella speranza che queste fossero in alto mare, considerato anche che la Terra è ricoperta di acqua almeno per i suoi due terzi.
Oggi la Nasa ha reso note due probabili traiettorie secondo le quali i frammenti del satellite cadranno nel Nord Italia e, in entrambi i casi, nel Nord Est, Trentino-Alto Adige compreso, come si vede nelle due immagini qui a fianco, fornite dalla Nasa, e in quella qui sotto, pubblicata invece dalla Protezione Civile.
Sempre secondo l’agenzia spaziale statunitense, i pezzi del satellite scientifico UARS, questo il suo nome, cadrà domani, venerdì 23 settembre 2011, anche se secondo alcuni calcoli i frammenti potrebbero continuare a precipitare anche sabato 24.
Un'idea chiara sulla traiettoria, comunque, non ce l’ha neppure la Nasa, che ha comunicato che essa potrà essere stabilita solamente un'ora e mezza prima della caduta.
Nel frattempo l’agenzia statunitense si è impegnata a diramare un bollettino ogni due ore.
Staremo a vedere domani, anche perché solamente allora sapremo se davvero vi è da preoccuparsi o meno.
Le informazioni saranno aggiornate con un bollettino del Dipartimento della Protezione civile ogni due ore, come già detto, fino al momento in cui si avrà la certezza del punto di caduta dei frammenti. Per monitorare costantemente la situazione il Comitato operativo rimarrà in seduta permanente fino alle 5 di sabato mattina. È stato costituito un comitato tecnico-scientifico di cui fanno parte il Dipartimento, l'Agenzia spaziale italiana, le Forze armate, i Vigili del fuoco, l'Ispra e l'Enav , che seguirà passo dopo passo l'evolversi della situazione perché ogni ora i dati e le traiettorie possono subire delle modifiche.
Già nei giorni scorsi la Nasa aveva annunciato il rientro del corposo satellite scientifico UARS per le ultime ore di venerdì 23 settembre 2011, specificando di non essere in grado di stabilire l’area di caduta definitiva.
Il veicolo spaziale, pesante 6,5 tonnellate, dovrebbe disintegrarsi quasi completamente, ma secondo le ultime simulazioni 26 frammenti per un peso complessivo di 532 chilogrammi potrebbero sopravvivere e raggiungere il suolo lungo una area di 800 chilometri.
 I pezzi sono costituiti in genere di titanio e berillio. Queste simulazioni coinvolgono oltre la Nasa anche il Dipartimento della Difesa e l’Inter-Agency Space Debris Coordination Committeee. In questo ambito è coinvolto anche il centro ESOC dell’agenzia spaziale europea ESA di Darmstadt in Germania.
Mentre la NASA precisa che finora mai nessuno è stato vittima di frammenti di satelliti caduti al suolo, per l’occasione si è calcolata comunque la probabilità che è di 1 su 3200 perché un essere umano possa essere coinvolto.
UARS (Upper Atmosphere Research Satellite) era un satellite realizzato  per studiare l’atmosfera e venne portato in orbita dallo shuttle Discovery nel settembre 1991 occupando quasi interamente la sua stiva. Volava ad una quota di 575 chilometri ma nel dicembre 2005 il centro di controllo Goddard ha iniziato le operazioni di fine vita del satellite abbassando il suo perigeo (il punto più vicino alla Terra) a 370 chilometri. Questo ha provocato lentamente un decadimento dell’orbita sino ad arrivare alle sue ultime ore previste appunto per venerdì.

Visita il sito della Protezione Civile che si occupa del "rientro" del satellite sulla terra

Leggi qui il comunicato dell'Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Bolzano sulle probabilità di impatto del satellite in Alto Adige

Leggi qui il comunicato dell'Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento

CONFERMATE LE DUE TRAIETTORIE CHE INCLUDONO IL TRENTINO ALTO ADIGE

Il fallimento della tangenziale di Bressanone


Giovedì 14 luglio 2011 dopo Cristo. Ci sono dei lavori in corso, questo è vero. E sono non solamente sulla statale 12 bensì anche in Via Roma, per cui, per un ovvio ed elementare effetto che potremmo definire in modo semplicistico  “a catena”, i due interventi stradali amplificano la confusione e il disagio degli automobilisti e di riflesso dei pedoni e di tutti i cittadini, e con loro dei turisti.

Ma, ci sovviene, non ci avevano detto che con la nuovissima tangenziale di Bressanone tutti i disagi legati all’eccessivo carico di traffico sulla statale 12 sarebbero cessati? Gli agenti immobiliari, fino a pochi mesi, nel (tentare di) vendere case ed appartamenti che si affacciano su Via Vittorio Veneto, Via Dante, Via Peter Mayr, insomma sulla statale 12, dicevano, e parevano esserne convinti, che comprare un appartamento di questo tipo costituiva un vero e proprio affare in quanto l’apertura della tangenziale avrebbe drasticamente ridotto il traffico interno di Bressanone tanto che gli appartamenti si sarebbero rivalutati del 30, 40, forse anche del 50 per cento. Oggi alcuni di questi agenti immobiliari sono fuggiti all’estero mentre altri si sono ritirati in un convento monastico a pentirsi delle scemenze che, seppur indotti da altri, avevano tentato di far credere.
Insomma, sta di fatto che la tangenziale di Bressanone non funziona. Non solo è fatta male, è scomoda da utilizzare, nessuno viene realmente invitato, in termini viari e automobilistici, ad utilizzarla, ma il suo impatto sul difficile e congestionato traffico di Bressanone è poco più che nullo.
Una prova la abbiamo avuta oggi, giovedì 14 luglio 2011, quando degli inutili lavori stradali (saranno anche inutili, ma eseguiti nel bel mezzo dell’estate, con l’aumento del traffico veicolare turistico, e in più contemporaneamente su due tratte già molto trafficate, divengono del tutti inutili agli occhi, e ai nervi, di chi li subisce) hanno quasi paralizzato il traffico interno di Bressanone. Che, nonostante la tanto pubblicizzata tangenziale, non ha un traffico esterno, per così dire.
Eppure le altre circonvallazioni paiono funzionare. Basta fare un giretto in Pusteria per appurare che le altre tangenziali, tra l’altro varate cinque-dieci-quindici anni fa, fungono effettivamente da concreta alternativa all’ingresso in paese. Anzi, esse costituiscono l’arteria principale, dunque la statale, e solo chi veramente intende entrare in paese svicola da esse. A Bressanone no. A Bressanone la tangenziale è fatta così male che fa l’effetto contrario. Sembra che la strada principale sia quella che porta nel cuore di Bressanone e solo chi vuole fare l’originale si avventura, dovendo svicolare, lungo la circonvallazione che bypassa il centro.
Ad ogni modo, per questo (o per altri) motivo, la sostanza è semplice: la circonvallazione di Bressanone è, come un po’ tutte le cose made in Brixen, un fallimento.
Non solo, come dicevamo, a tutt’oggi è ancora incompleta e piena di ostacoli, di ingressi e uscite negati e di percorsi a zig-zag (sappiamo tutti quanto assurda sia la situazione all’imbocco di Via Laghetto sulla statale, a sud della città) ma al tempo stesso non determina (quasi) per nulla un decremento sensibile del traffico e dunque un aumento della qualità della vita in quel di Bressanone.

Dunque, come sempre del resto, tutto il contrario di quello che ci avevano fatto credere e che ancora si ostinano a volerci far credere, visto che come sempre accade i semplici cittadini vengono trattati pressoché alla stregua di un manipolo di idioti.
E tutto il contrario di ciò che, nonostante l’evidenza che si manifesta ogni davanti a tutti, ancora ci si ostina a voler far credere.
Forse, chi lo sa, loro ci credono davvero. Noi no. Non più. O forse anche in passato facevamo solamente finta di crederci.

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